Questo è il mio primo post quindi non aspettatevi una gran cosa, anche perchè, purtroppo, io sono negata a scrivere..cmq..
questo post è dedicato a una persona speciale (alcuni sanno di chi sto parlando..) che oggi festeggia 19 anni..che vecchiaccia!!
bè..
Buon Compleanno (l'ho scritto in rosso perchè so che ti piace parecchio come colore..
)
pensavi me ne fossi dimenticata, vero?!
HellBunny
[direttamente dalle bustine di zucchero di canna del commercio equo e solidale]
"L'ingiustizia è come un serpente: morde sempre chi è senza scarpe"
postato da Kaya

Avete mai provato a guardare al di là degli alberi? Loro hanno sempre cercato di farlo, non permettendo mai alle ingiustizie e al cinismo dilagante di oscurargli la visuale. Ora, armati nuovamente di musica e parole, sono tornati a dialogare con il pubblico per ricordare storie che non si possono dimenticare e per raccontarne altre che molti ancora non conoscono... storie che scuotono l'anima e che fanno nascere in noi un desiderio di cambiamento, che implichi anche un nuovo orizzonte.
Sto parlando della Casa del Vento e del loro ultimo album dal titolo "Al di là degli alberi", un'opera che prosegue coerentemente il percorso del gruppo e che al tempo stesso segna un allargamento delle prospettive musicali. I brani contenuti in questo lavoro infatti, pur mantenendo la loro matrice folk-acustica (che molti ascrivono alla famosa scuola del cosiddetto "combat-folk"), si rivelano di più ampio respiro con arrangiamenti interessanti e l'introduzione di sonorità di diversa natura.
Canzoni energiche e d'impatto immediato si alternano a splendide ballate che rappresentano dei momenti di autentica poesia: tra le prime segnaliamo "I segni sulla pelle" (che ricorda quanto successo alla scuola Diaz di Genova il 21 Luglio 2001) e "Festa protesta" (la cui ritmica denota ascendenze ska... "Siamo un motore che batte in testa / perché non possiamo più vedere / disperazione, disuguaglianza / questa deriva, questo cadere"), mentre tra le seconde la title track "Al di là degli alberi" (dedicata ad Haidi Giulian... "Un giorno d'estate / arrivò un temporale / bussò alla mia porta / portando la guerra / poi la mia casa / divenne prigione / interno cammino / per tutto il dolore"), "Almiré e le nuvole" (pezzo dolce e sognante, con protagonista una "piccola donna" rom) e "Rachel and the storm", sulla quale vorrei soffermarmi.
Si tratta infatti di una delle canzoni più rappresentative dell'album, che brilla per intensità e coinvolgimento emotivo: in essa si vuole raccontare, ispirandosi ad una poesia che la ragazza scrisse alla madre qualche giorno prima di morire, la vera storia di Rachel Corrie, pacifista statunitense di 23 anni che il 16 Marzo 2003 venne schiacciata dai bulldozer che stavano per abbattere le case dei palestinesi a Gaza. Un toccante esempio di amore per il prossimo alimentato dal sogno di un mondo migliore, che la Casa del Vento è riuscita ad interpretare con grande sensibilità umana ed artistica, facendosi aiutare dalla cantautrice Elisa, che ha prestato la sua voce per la parte inglese del testo: il brano è infatti metà in italiano e metà in inglese, con la speranza che esso possa arrivare il più lontano possibile. Da segnalare, dal punto di vista strettamente musicale, gli straordinari inserti d'archi che amplificano l'emozionalità del pezzo.
Tutte le tracce di "Al di là degli alberi" sono comunque degne di nota: citiamo, tra le altre, "Good morning Baghdad" (scritta con la collaborazione dello scrittore Stefano Tassinari), "Popolo unito" (libera interpretazione del famoso brano degli Inti-Illimani), "Loi du marché" (dove si colgono delle influenze latino-american... "Vorrei darti la gioia e un mondo migliore / una casa, un figlio che corre via nel sole / come posso fare a credere, sognare / mi guardo intorno, niente sembra cambiare") e "Canzone del Maggio", cover della bellissima e sempre attuale canzone di Fabrizio De Andrè.
"Al di là degli alberi" è un album contro l'indifferenza, che unisce dei contenuti importanti a dell'ottima musica. Ritagliatevi qualche spazio all'interno del vostro frenetico quotidiano e ascoltatevelo con attenzione.
Fonte: Casablancabazar
"Cammina ancora
Non ti fermare
Porta la voce
A raccontare.
In ogni luogo
Con la dignità
Cammina cammina
Per la verità".
"Al di là degli alberi" della Casa del Vento
postato da Kaya
L’Italia è la frontiera meridionale dell’Europa e da oltre dieci anni sostiene l’ondata d’immigrazione maggiore del Continente. Il Governo affronta il controllo e l’accoglienza degli extracomunitari sprecando soldi in programmi inutili e alimentando un business senza scrupoli. Questa immigrazione clandestina non è un business solo per gli scafisti ma è anche un affare per l’economia italiana. Dopo giorni di fame e paura questi uomini e ragazzi stranieri diventano manovalanza a costi stracciati; costano un terzo rispetto ai lavoratori italiani, non possono né protestare né scioperare, e se nel frattempo vengono scoperti o espulsi tanto meglio per i datori di lavoro che possono risparmiare su stipendi e arretrati. Occupano, inoltre, i lavori umili, che gli italiani di oggi disdegnano e snobbano, per pochi euro l’ora. Sono, nella maggior parte dei casi, asfaltatori, facchini ai mercati generali, saldatori, turnisti agli altiforni. La vita del clandestino è una vita fatta di umiliazioni e sofferenze: non possono essere assunti regolarmente, non possono prendere una casa in affitto con un contratto, non possono sposarsi, e nemmeno presentare una denuncia se qualcuno ruba i loro soldi o se viola i loro diritti. Arrivano dall’Africa; mentre si avvicinano alla Sicilia vedono le prime immagini dell’Italia e sentono le prime sensazioni di libertà. Si alzano le quattro colonne illuminate di Castore e Polluce e subito dopo la sagome maestosa del Tempio Della Concordia. Sperano in un futuro migliore per i loro figli, una vita tranquilla per le loro famiglie e trovano, nella maggior parte dei casi, razzismo e sfruttamento. Incontrano pregiudizi e ottusità: addirittura deputati europei, come Borghezio, che disinfettano i sedili dei treni o fanno comizi razzisti e intolleranti. Si tratta veramente di decidere come convivere con questa nuova società multietnica e multirazziale: la mentalità chiusa, ottusa della maggior parte degli italiani rende l’adattamento a questa situazione molto ostico. Mai nella storia dell’immigrazione e la mescolanza di religioni, usi, mentalità è avvenuta facilmente: a maggior ragione in Italia, paese molto religioso e cattolico. Mescolarsi e convivere serenamente non significa necessariamente annullare le proprie usanze o denigrare e giudicare quelle dell’altro: se si è orgogliosi delle proprie radici e se si rispettano gli altri popoli si può dar vita ad una società perfetta dove tutte le persone, di ogni nazione, continente, colore, sono uguali davanti alla legge, ma soprattutto si sentono uguali tra di loro, mentre camminano per le strade del paese, nei bar, nelle piazze. Usi e costumi che si mescolano: un giorno possiamo mangiare spaghetti, e l’altro apprezzare il kebab, oppure polenta e couscous, entrare nelle moschee o nelle sinagoghe senza sentire lesa la nostra cristianità e senza perdere la nostra identità culturale. Allo stesso modo gli “stranieri”potrebbero studiare la storia, la letteratura e la filosofia de nostro Paese fin da bambini senza dimenticare la spiritualità dell’Asia o il fascino dell’Africa che devono custodire dentro per mantenere le proprie radici vive. Sempre più spesso mi accade di discutere con diverse persone di questo argomento e non mi capacito del motivo della xenofobia che sembra oscurare le menti di molta gente. E’ indiscutibile che l’immigrazione sia un fatto che ci tocchi da vicino: ogni giorno uscendo di casa vediamo donne vestite con colori sgargianti e dai tessuti orientali, lunghe trecce nere penzolanti o raccolte in cima al capo, perline attaccate in mezzo alla fronte olivastra, turbanti e barbe lunghe. Questa visione turba e infastidisce molti; suscita in me, al contrario, mille domande e curiosità. In un’ipotetica discussione con uno xenofobo convinto, quest’ultimo potrebbe avvalersi dei dati che riguardano la piccola criminalità di cui spesso sentiamo al telegiornale o leggiamo sui quotidiani. C’è effettivamente un alto tasso di criminalità fra immigrati: non c’è comunque da stupirsi se persone ai margini della società che non hanno nulla da perdere si lascino andare ed azioni di malvivenza. Non è assolutamente una questione di “razza” come la maggior parte della gente crede, poiché la “razza” non esiste, mentre esistono situazioni sociali disagiate e condizioni umilianti che con il tempo disarmano l’uomo lasciandolo senza orgoglio e dignità. Credo fermamente nell’uguaglianza fra i popoli, nella fratellanza fra gente diversa e in un mondo multirazziale che valorizzi le peculiarità e le caratteristiche di ogni popolo senza appiattirle meschinamente per il mercato economico mondiale. Tuttavia non credo che sia possibile convincere gli xenofobi di ciò; ma almeno il rispetto verso il prossimo, lo stesso rispetto che noi esigiamo dagli altri stia alla base di una convivenza serena e civile, dovrebbe essere un obiettivo di tutti i componenti di una nazione.
"E chi l'ha detto
Che non abbiamo voglia di lavorare
Che non vogliamo cambiare vita
Che non ci importa che di rubare.
Se la mia gente ha perso
Il proprio orgoglio, la dignità
E' per i muri alzati
Le porte in faccia dei pregiudizi".
"Zigani Orkestar" della Casa Del Vento
Postato da Kaya
Questo blog nasce dall'idea di tre ragazze che credono nell'amore, nell'amicizia, nella fratellanza, nell'uguaglianza e nelle persone sognatrici che, nel loro piccolo, cercano di cambiare questo mondo sporco ed ingiusto.