senzabandiera parte per un paio di settimane..
HellBunny e Kaya se ne vanno a Roma quattro giorni (uno di questi lo passeranno a Firenze..), The Evil Eye se ne va a Berlino..
e poi partiamo tutte per il mare!! Alba Adriatica aspettaci!!
Buone Vacanze a tutti!!
Questa è Amy..non è stupenda?!?!

postato da HellBunny
In Afghanistan e' in corso una guerra di aggressione, contraria alla legalità internazionale nell'avvio e nella conduzione. La partecipazione dell'Italia a questa guerra e' incompatibile con la Costituzione, e' stata decisa per mera subordinazione e viene sostenuta per "non essere esclusi dal governo del mondo". La guerra include, per definizione, la distruzione di esistenze umane e l'accettazione della soppressione dei propri simili come "mezzo di risoluzione delle controversie". Questa ci pare una semplice descrizione dello stato di cose: una constatazione, non un'interpretazione. La "guerra al terrorismo" e' una metafora insensata se si traduce in aggressione armata a un paese, mietendo migliaia di vittime civili. L'idea d'instaurare con le armi democrazia e diritti, in sé contraddittoria, ha esibito nei fatti il suo fallimento. Anche per chi non la "ripudia", anche per chi la sostiene, la guerra in Afghanistan non riesce a enunciare propri obiettivi condivisibili, realistici, raggiungibili. La politica internazionale va riducendosi a politica militare. In Iraq, come in Afghanistan, come in Palestina, le vie della diplomazia e del dialogo sono abbandonate e sostituite dall'uso della forza. L'Italia potrebbe realisticamente essere un soggetto attivo di politica internazionale connotato da una volontà incondizionata di pace, da un assoluto rifiuto della guerra. Confermando la partecipazione alla guerra in Afghanistan, il governo Prodi rinuncia a costruire questa identità per sottomettersi e conformarsi a scelte già risultate sterili e devastanti. La disponibilità alla guerra non e' "un" tema accanto ad altri, ma definisce in maniera essenziale e decisiva le formazioni e i soggetti politici. Il movimento per la pace ? e dunque contro la guerra ? non ha "governi amici" a priori. Deve in ogni caso sottrarsi a transazioni o "comprensioni". Il nostro più netto rifiuto degli orientamenti governativi sull'Afghanistan non esprime soltanto coerenza nelle convinzioni. Include una richiesta e una proposta.

"Non esiste nulla di più bello della democrazia.
Ma non è cosa con cui giocare.
Non si può avere la presunzione
di andare a far vedere agli altri
che magnifico sistema possediamo.
Questa è mostruosa arroganza."
Norman Mailer
Postato da HellBunny
HAI L'HIV? NIENTE FARMACO SE VIVI IN UN PAESE POVERO!!!!
MSF denuncia: la Abbott nega il suo farmaco d'avanguardia contro l'Aids ai malati dei paesi poveri.
Bangkok/New York/Roma, 6 luglio 2006 –
“Durante la guerra del Golfo, un cronista della CNN, in collegamento da un albergo di Tel Aviv, finse un imminente attacco iracheno coi gas rifiutando, nonostante i perentori inviti dello studio centrale, di indossare la maschera antigas pur di continuare la sua telecronaca. Antonio Ricci e i suoi collaboratori scoprirono la sceneggiata riguardando le immagini alla moviola: mentre il giornalista cercava di mettersi con le spalle al muro per guadagnare un primo piano, in un angolino del teleschermo apparivano per un attimo alcune persone tutte tranquille e senza maschere antigas. Altro falso, costruito apposta per la televisione: durante la crisi in Albania, venivano inquadrati di continuo gruppi di albanesi che sparavano per aria. Un giornalista di Tirana svelò in seguito Ricci che quello spreco di pallottole era per gli operatori della tivù straniere: ogni scena veniva pagata 10 dollari. Nel maggio del 1996 “Striscia la notizia” raccolse le proteste dei cittadini di Solto Collina (Bergamo) per un collegamento di “Linea-Verde”: i volontari del Wwf, volendo rendere più spettacolare la presenza dei Pooh che partecipavano all’operazione “Bosco pulito”, avevano gettato nei prati vecchi water e lavatrici rotte”
“Non è la tivù che crea i deficienti di oggi, è la scuola che crea quelli di domani”.
Antonio Ricci, da Striscia la tivù
Se fossi il giudice di una sfida immaginaria fra tivù e scuola e dovessi decidere quale delle due crea più danni a noi ragazzi non saprei veramente a quale delle due parti dare la medaglia d’oro. La televisione, soprattutto ultimamente, è diventata squallida e inguardabile. Quello che mi spaventa terribilmente è il fatto che essa trasmette i suoi palinsesti in base a quello che apprezzano gli utenti. Anche presa coscienza di ciò, mi rifiuto per principio di pensare che ci siano persone a cui piaccia essere considerate stupide, perché è così che mi sento quando accendo la tivù. Ci vengono propinate trasmissioni senza buongusto e dignità, e quelle poche di qualità o vengono censurate o vengono messe in onda in orari improbabili e spesso la loro programmazione non è nemmeno stabile. Ora come ora, non c’è alcuna differenza fra la televisione pubblica e quella privata: il servizio pubblico non dovrebbe preoccuparsi dello share ma offrire attenzione alla cultura, alla lettura, alla musica, al teatro e al cinema impegnato. Il servizio privato, può permettersi anche di scadere nello scialbo perché nasce come tivù commerciale e sorretta da sponsor. Pur ammettendo ciò, secondo me, non dovrebbe essere tollerato un livello così basso di cultura e buongusto nelle trasmissioni. Non ci dobbiamo scandalizzare se vediamo in tivù programmi scadenti come, ad esempio, “Veline”, quando poi nei corridoi di scuola si ripete esattamente lo stesso copione e le ragazze stesse fanno a gomitate per essere le protagoniste. Posso comprendere che in una televisione commerciale si possa scadere in simili comportamenti, ma che tanto cattivo gusto venga sponsorizzato dagli istituti superiori che altro dovrebbero promuovere mi crea una certa angoscia. I vari “Miss & Mister Liceo” e le feste dell’ultimo giorno di scuola, nei quali sembra di stare a concorsi del tipo “Miss Maglietta Bagnata” o “Il più bello d’Italia” sono una delle tante cose che non sopporto; mi sembra di far parte di una trasmissione televisiva delle peggiori. Ormai non capisco più se sia la televisione e fuorviare la vita quotidiana reale oppure il contrario. Questo mio criticare potrebbe essere scambiato per invidia, ma non è così. Sarei ipocrita nell’affermare che non mi piacerebbe, almeno per una volta, essere ammirata o applaudita da tutti; ma il fatto è che questi ragazzi o ragazze, che si sentono amati e adorati, non si accorgono che l’amore nei loro confronti certamente esiste, ma è effimero. Ci sarà sempre una o uno “più bello” o “fisicamente migliore” di te, ma se qualcuno riesce a trovare in te qualcosa di interessante, che va al di là dell’aspetto fisico, sarà difficile che ti rimpiazzi con la prima persona che passa. Non è mia intenzione criticare la bellezza, che è un valore universale sicuramente positivo e che io stessa apprezzo, intendo solamente dire che è effimera e superficiale e non si deve puntare tutto su di essa, al contrario di quello che la tivù ci insegna esaltando ideali di uomo e di donna lontani dalle soglie minime di conoscenza e di cultura accettabili, proponendo e divinizzando personaggi privi di alcun risvolto psicologico che vada al di là della facciata da bellocci e da fenomeni da baraccone che la gente richiede. Così come la tivù si dimostra spesso fasulla, usando mezzi subdoli, facendo falsa informazione e truccando a proprio piacimento le notizie, la scuola, facendo imparare a memoria le nozioni agli studenti e ad incasellare tutto in modo quadrato e innaturale senza far cogliere la vera essenza e lo spirito delle materie studiate, commette un crimine ancora più grave. In fin dei conti, la televisione la si può spegnere ma la scuola, nel bene e nel male, bisogna frequentarla ed essa non dovrebbe basarsi sull’immagine ma essere promotrice della cultura, del rispetto e creare la coscienza critica ai suoi studenti. Per questo motivo si merita la mia ipotetica medaglia d’oro. Penso, comunque, che sia la scuola che la tivù non potrebbero rispecchiare meglio la società in cui viviamo; ne sono esattamente l’immagine riflessa allo specchio.
Non scivolerò
Dietro la tua ombra che non aspetta
Io no, io no
Io non striscerò
Ai piedi di chi non sa e non rispetta.
Avrò visioni da contestare
Ho un passo netto ed irriverente
Non guardo avanti in modo lineare
Sono soltanto più delirante.
Io no, io no
Non ruffianerò
Malgrado mi scappi qualche sorriso
Io no, io no
Non saluterò
Quel culo che ride che porti al viso.
Non ho pensieri da commerciare
E non tacciatemi di cinismo
Né sentimenti da barattare
Ho solo un sacco di scetticismo.
Io no, io no
Non mi abbasserò
Ho membra ricurve di già abbastanza
Io no, io no
Io non leccherò
Non merito affatto la sudditanza.
Non chiederò il tuo aiuto e allora
Tu che ti senti così superiore
Non sono perso affatto ancora
Ho ancora fiato per provare.
Io no, io no
Io non mollerò
Anche se è probabile che io perda
Io no, io no
Io non svenderò
La mia integrità in mezzo a questa merda.
Andrò in un senso che va al contrario
E non chiamatemi insofferente
Così diverso è il mio immaginario
Così lontano è questo presente.
QUALCUNO ERA COMUNISTA
"Uh? No, non è vero, io non ho niente da rimproverarmi. Voglio dire... non mi sembra di aver fatto delle cose gravi.
La mia vita? Una vita normale. Non ho mai rubato, neanche in casa da piccolo, non ho ammazzato nessuno, figuriamoci!... Qualche atto impuro ma è normale no?
Lavoro, ho una famiglia, pago le tasse. Non mi sembra di avere delle colpe... non vado neanche a caccia!
Uh? Ah, voi parlavate di prima! Ah... ma prima... ma prima mi sono comportato come tutti.
Come mi vestivo? Mi vestivo, mi vestivo come ora… beh non proprio come ora, un po’ più… sì, jeans, maglione, l’eskimo. Perché? Non va bene? Era comodo.
Cosa cantavo? Questa poi, volete sapere cosa cantavo. Ma sì certo, anche canzoni popolari, sì… “Ciao bella ciao”. Devo parlar più forte? Sì, “Ciao bella ciao” l’ho cantata, d’accordo, e anche l’“Internazionale”, però in coro eh!
Sì, quello sì, lo ammetto, sì, ci sono andato, sì, li ho visti anch’io gli Inti Illimani... però non ho pianto!
Come? Se in camera ho delle foto? Che discorsi, certo, le foto dei miei genitori, mia moglie, mia…
Manifesti? Non mi pare... Forse uno, piccolo proprio... Che Ghevara. Ma che cos’è, un processo questo qui?
No, no, no, io quello no, io il pugno non l’ho mai fatto, il pugno no, mai. Beh insomma, una volta ma… un pugnettino, rapido proprio…
Come? Se ero comunista? Eh. Mi piacciono le domande dirette! Volete sapere se ero comunista? No, no finalmente perché adesso non ne parla più nessuno, tutti fanno finta di niente e invece è giusto chiarirle queste cose, una volta per tutte, ohhh!
Se ero comunista. Mah! In che senso? No, voglio dire…
Qualcuno era comunista perché era nato in Emilia.
Qualcuno era comunista perché il nonno, lo zio, il papà… la mamma no.
Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa, la Cina come una poesia, il comunismo come il Paradiso Terrestre.
Qualcuno era comunista perché si sentiva solo.
Qualcuno era comunista perché aveva avuto un’educazione troppo cattolica.
Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche… lo esigevano tutti.
Qualcuno era comunista perché “La Storia è dalla nostra parte!”.
Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto.
Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto.
Qualcuno era comunista perché prima era fascista.
Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano ma lontano.
Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona.
Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona.
Qualcuno era comunista perché era ricco ma amava il popolo.
Qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari.
Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio.
Qualcuno era comunista perché era talmente affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro.
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l’operaio.
Qualcuno era comunista perché voleva l’aumento di stipendio.
Qualcuno era comunista perché la borghesia il proletariato la lotta di classe. Facile no?
Qualcuno era comunista perché la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopo domani sicuramente…
Qualcuno era comunista perché “Viva Marx, viva Lenin, viva Mao Tse-Tung”.
Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre.
Qualcuno era comunista perché guardava sempre Rai Tre.
Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.
Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare tutto.
Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini.
Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il “materialismo dialettico” per il “Vangelo secondo Lenin”.
Qualcuno era comunista perché era convinto d’avere dietro di sé la classe operaia.
Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri.
Qualcuno era comunista perché c’era il grande Partito Comunista.
Qualcuno era comunista nonostante ci fosse il grande Partito Comunista.
Qualcuno era comunista perché non c’era niente di meglio.
Qualcuno era comunista perché abbiamo il peggiore Partito Socialista d’Europa.
Qualcuno era comunista perché lo Stato peggio che da noi solo l’Uganda.
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarant’anni di governi viscidi e ruffiani.
Qualcuno era comunista perché piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l’Italicus, Ustica, eccetera, eccetera, eccetera.
Qualcuno era comunista perché chi era contro era comunista.
Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia.
Qualcuno credeva di essere comunista e forse era qualcos’altro.
Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.
Qualcuno era comunista perché pensava di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.
Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché era disposto a cambiare ogni giorno, perché sentiva la necessità di una morale diversa, perché forse era solo una forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.
Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso, era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.
No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici.
E ora? Anche ora ci si sente come in due: da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del volo, perché ormai il sogno si è rattrappito.
Due miserie in un corpo solo."
Giorgio Gaber
postato da Kaya
postato da Kaya
volantino distribuito a Verolanuova (BS):
ragazzi, il sindaco leghista di Verolanuova, certo Dotti Stefano, quast'anno c'ha negato la possibilità di organizzare la festa che dal 1996 si tiene al campo sportivo Bragadina. Una festa a nostro giudizio grandiosa, in cui centinaia di ragazzi della Bassa ogni sera si incontravano per passare un po' di tempo insieme, chiacchierando , ascoltando musica, suonando e facendo amicizia in quel magnifico marasma che era, e sicuramente sarà, la festa di Liberazione. abbiamo portato a Verola, in questi anni, i Pornoriviste, i Reggae National Ticket's, i Marysun N' e 65 gruppi di ragazzi/e delle nostre zone, senza mai creare problemi.
Ma lo sapete quale motivazione hanno usato alcuni consiglieri comunali, tra cui uno di AN? che alla nostra festa qualche ragazzino farebbe uso di erba e di spinelli!!!! e se anche fosse? c'è una legge dello stato che permette l'uso personale, e poi, se fosse così grave, non dovrebbero occuparsene le forze dell'ordine? nessuno ha mai impedito ispezioni, che tra l'altro ci sono anche state, ma che non hanno portato mai a nulla!! siamo stufi di sindaci sceriffi, di consiglieri comunali alla Tezas Ranger, magari Walker..che brivido!!
la questione è che non vogliono che i ragazzi si organizzino, facciano festa, si divertano con poco e spendano poco, che comincino a parlare anche di problemi seri e si interessino alla politica. loro vogliono che si continui ad ingrassare il business delle "sere d'estate"...ci preferiscono scazzati ed annoiati, forse facciamo meno "male"?!?!?!...
a noi questa idea di società di alienati, spendaccioni e borghesi non piace e la rigettiamo al mittente!! e soprattutto dobbiamo sottolineare che rifiutiamo la "libertà vigilata"!! vogliamo poter disporre di spazi, di luoghi e strutture, senza se e senza ma, perchè noi SIAMO CITTADINI e perchè è un nostro DIRITTO!!!
dateci una mano abbiamo bisogno del vostro aiuto:
mandata una e-mail all'indirizzo vogliolafesta@yahoo.it con un vostro commento o con scritto: "vogliamo i nostri spazi e la nostra LIBERTA', esigiamo la festa di Liberazione". noi le stamperemo e le faremo avere al Sindaco!!
ci serve il vostro coraggio e la vostra rabbia! oggi a Verola ci sono luoghi in cui non si può mangiare, prendere il sole, baciarsi, sedere per terra, stare insieme. ora ci negano la festa di Liberazione...ATTENZIONE alle piccole cose.. e se domani fosse la vostra musica o il vostro motorino o qualsiasi altra vostra passione a infastidire "qualcuno"?..non possiamo lasciar correre..
se vogliamo cambiare il mondo, dobbiamo prima ribaltarlo!! SEMPRE RIBELLI
Giovani comunisti circolo "Carlo Giuliani" Verolanuova-Verolavecchia
Postato da HellBunny
Michele si sfoga con una delle sue piante che sta seccando e morendo.
- Hai troppo sole, poco sole, cos'è che vuoi??... Più acqua, meno acqua??... Perché non parli?!... Rispondi!... (rovescia il vaso)
Michele dà consigli assurdi al suo allievo Matteo sul come comportarsi con Martina, la sua ragazza
(Arriva Martina)
- Si è fatta i ricci, e già questo io l'ho notato. Ci sono dei guai, e allora si crede di risolvere tutto con i ricci... E invece no! Una svolta già c'è stata, e in peggio. I problemi si sono accumulati e non possono essere risolti con i ricci... Molto profondo, questo concetto, molto profondo...
A tavola durante la cena, Michele se la prende con il padre di Matteo, "colpevole" di mancato rispetto ad un dolce (oltre che ignorante in fatto di Sacher Torte...)
-Lei non faccia il tunnel!
-Cosa?
-Lei mi sta scavando sotto, mi toglie la panna, la castagna da sola sopra non ha senso. Il Mont-Blanc non è come un cannolo alla siciliana che c'è tutto dentro, è come uno zaino: lei se lo porta appresso per un mese e sta sicuro. Il Mont-Blanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Torte...
-Cosa?
-La Sacher Torte...
-Cos'è?
-Cioé lei non ha mai assaggiato la Sacher Torte?!...
-No.
-Va be' continuiamo così, facciamoci del male!!!

Da trentacinque anni il manifesto rappresenta un caso unico nel panorama editoriale italiano e non solo. Nessun padrone se non la cooperativa dei lavoratori che lo mettono ogni giorno in edicola, stipendi (bassi) uguali per tutti, un giornalismo politico indipendente e autogestito specchio delle trasformazioni che hanno segnato questi anni. Un bene comune, un vero e proprio «mostro» - nel senso letterale del termine - che ha l'ambizione di stare sul mercato violandone le leggi, un luogo aperto della sinistra. Anche la porta d'ingresso è sempre spalancata e chiunque può entrare, persino gli indesiderati, come è accaduto qualche anno fa. In questi trentacinque anni abbiamo vissuto pericolosamente (e spericolatamente): centinaia di migliaia di persone lo sanno bene, quelli che ci hanno letto, lavorato e chi ci ha usato per le proprie passioni. Le crisi finanziarie hanno scandito la nostra esistenza: le abbiamo sempre superate con il nostro lavoro e con l'aiuto del «nostro mondo». Ora siamo al punto che trentacinque anni possono precipitare in un pomeriggio d'estate. Perché la libertà costa, soprattutto a chi la pratica, e arriva il momento che quei costi si materializzano in scadenze non più rinviabili. Per evitare il precipizio abbiamo bisogno di aiuto, perché questa crisi è più grave delle altre emette a repentaglio la stessa esistenza del giornale. Non è un grido d'allarme, è una semplice notizia: nelle pagine interne ne illustriamo i termini. Perciò da oggi inizia un referendum sul futuro di questo giornale: le schede elettorali stanno nel portafoglio di tante e tanti. Perché questa è una crisi che non riguarda solo noi. Coinvolge i nostri lettori più affezionati, ma anche chi ci ha comprato una volta sola nella sua vita. Chiama in ballo tutta la sinistra (nell'accezione più ampia del termine, dai partiti ai sindacati all'associazionismo) ma anche il mondo dell'informazione cui questo giornale qualcosa ha pur dato (e continuerà a dare). Sono tutti questi i nostri «padroni», tutti quelli che - magari guardandoci da lontano - pensano che la democrazia abbia bisogno di un «mostruoso» antidoto contro i rischi di omologazione del pensiero. Saremo presuntuosi,macrediamo che la nostra voce sia essenziale, che il nostro essere uno strumento di lavoro per la critica dell'esistente sia una cambiale che non dobbiamo pagare da soli. E che, perciò, la nostra sorte non riguardi solo chi lavora in via Tomacelli o chi continua a stare «dalla parte del torto», ma anche chi la pensa in modo opposto. Per questo la nostra crisi la mettiamo in piazza, per questo faremo «l'appello» dei sottoscrittori e ne racconteremo gli esiti. Da oggi entriamo in una fase di mobilitazione generale. Siamo convinti di farcela. Noi ci metteremo tutto il nostro lavoro di sempre e le nostre aperture al mondo.Maabbiamo bisogno di tutti voi. Diteci se voi avete bisogno di noi. O se - come ha detto quel genio del Savoia - siamo solo una pessima carta e un terribile inchiostro.
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Postato da Kaya.