L’Italia è la frontiera meridionale dell’Europa e da oltre dieci anni sostiene l’ondata d’immigrazione maggiore del Continente. Il Governo affronta il controllo e l’accoglienza degli extracomunitari sprecando soldi in programmi inutili e alimentando un business senza scrupoli. Questa immigrazione clandestina non è un business solo per gli scafisti ma è anche un affare per l’economia italiana. Dopo giorni di fame e paura questi uomini e ragazzi stranieri diventano manovalanza a costi stracciati; costano un terzo rispetto ai lavoratori italiani, non possono né protestare né scioperare, e se nel frattempo vengono scoperti o espulsi tanto meglio per i datori di lavoro che possono risparmiare su stipendi e arretrati. Occupano, inoltre, i lavori umili, che gli italiani di oggi disdegnano e snobbano, per pochi euro l’ora. Sono, nella maggior parte dei casi, asfaltatori, facchini ai mercati generali, saldatori, turnisti agli altiforni. La vita del clandestino è una vita fatta di umiliazioni e sofferenze: non possono essere assunti regolarmente, non possono prendere una casa in affitto con un contratto, non possono sposarsi, e nemmeno presentare una denuncia se qualcuno ruba i loro soldi o se viola i loro diritti. Arrivano dall’Africa; mentre si avvicinano alla Sicilia vedono le prime immagini dell’Italia e sentono le prime sensazioni di libertà. Si alzano le quattro colonne illuminate di Castore e Polluce e subito dopo la sagome maestosa del Tempio Della Concordia. Sperano in un futuro migliore per i loro figli, una vita tranquilla per le loro famiglie e trovano, nella maggior parte dei casi, razzismo e sfruttamento. Incontrano pregiudizi e ottusità: addirittura deputati europei, come Borghezio, che disinfettano i sedili dei treni o fanno comizi razzisti e intolleranti. Si tratta veramente di decidere come convivere con questa nuova società multietnica e multirazziale: la mentalità chiusa, ottusa della maggior parte degli italiani rende l’adattamento a questa situazione molto ostico. Mai nella storia dell’immigrazione e la mescolanza di religioni, usi, mentalità è avvenuta facilmente: a maggior ragione in Italia, paese molto religioso e cattolico. Mescolarsi e convivere serenamente non significa necessariamente annullare le proprie usanze o denigrare e giudicare quelle dell’altro: se si è orgogliosi delle proprie radici e se si rispettano gli altri popoli si può dar vita ad una società perfetta dove tutte le persone, di ogni nazione, continente, colore, sono uguali davanti alla legge, ma soprattutto si sentono uguali tra di loro, mentre camminano per le strade del paese, nei bar, nelle piazze. Usi e costumi che si mescolano: un giorno possiamo mangiare spaghetti, e l’altro apprezzare il kebab, oppure polenta e couscous, entrare nelle moschee o nelle sinagoghe senza sentire lesa la nostra cristianità e senza perdere la nostra identità culturale. Allo stesso modo gli “stranieri”potrebbero studiare la storia, la letteratura e la filosofia de nostro Paese fin da bambini senza dimenticare la spiritualità dell’Asia o il fascino dell’Africa che devono custodire dentro per mantenere le proprie radici vive. Sempre più spesso mi accade di discutere con diverse persone di questo argomento e non mi capacito del motivo della xenofobia che sembra oscurare le menti di molta gente. E’ indiscutibile che l’immigrazione sia un fatto che ci tocchi da vicino: ogni giorno uscendo di casa vediamo donne vestite con colori sgargianti e dai tessuti orientali, lunghe trecce nere penzolanti o raccolte in cima al capo, perline attaccate in mezzo alla fronte olivastra, turbanti e barbe lunghe. Questa visione turba e infastidisce molti; suscita in me, al contrario, mille domande e curiosità. In un’ipotetica discussione con uno xenofobo convinto, quest’ultimo potrebbe avvalersi dei dati che riguardano la piccola criminalità di cui spesso sentiamo al telegiornale o leggiamo sui quotidiani. C’è effettivamente un alto tasso di criminalità fra immigrati: non c’è comunque da stupirsi se persone ai margini della società che non hanno nulla da perdere si lascino andare ed azioni di malvivenza. Non è assolutamente una questione di “razza” come la maggior parte della gente crede, poiché la “razza” non esiste, mentre esistono situazioni sociali disagiate e condizioni umilianti che con il tempo disarmano l’uomo lasciandolo senza orgoglio e dignità. Credo fermamente nell’uguaglianza fra i popoli, nella fratellanza fra gente diversa e in un mondo multirazziale che valorizzi le peculiarità e le caratteristiche di ogni popolo senza appiattirle meschinamente per il mercato economico mondiale. Tuttavia non credo che sia possibile convincere gli xenofobi di ciò; ma almeno il rispetto verso il prossimo, lo stesso rispetto che noi esigiamo dagli altri stia alla base di una convivenza serena e civile, dovrebbe essere un obiettivo di tutti i componenti di una nazione.
"E chi l'ha detto
Che non abbiamo voglia di lavorare
Che non vogliamo cambiare vita
Che non ci importa che di rubare.
Se la mia gente ha perso
Il proprio orgoglio, la dignità
E' per i muri alzati
Le porte in faccia dei pregiudizi".
"Zigani Orkestar" della Casa Del Vento
Postato da Kaya
